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Multa al gallo che canta: ecco cosa dice la legge.

Multa al gallo che canta: ecco cosa dice la legge.

Una multa al gallo che canta? Può sembrare strano ma è diventata virale, pochi giorni fa, la notizia di una singolare vicenda giudiziaria: a Castiraga Vidardo, nel Lodigiano, un signore ultraottantenne si è visto recapitare una multa di 166€ per il disturbo approtatto dal proprio gallo Carlino, che cantando dalle 4.30 del mattino svegliava anzitempo il vicinato. Il galletto sembra non fosse nuovo a tali espressioni canore: infatti per dieci anni i vicini dell’anziano si erano lamentati delle sue performances, fino a che l’uomo non lo aveva affidato a un amico. Ma quando quest’ultimo è andato in vacanza ha riaffidato il gallo al vecchio proprietario, facendo così riaccendere il problema, con il conseguente fioccare della multa.

Ma quello del lodigiano non è certo un caso isolato, perché negli anni scorsi situazioni simili sono arrivate alla ribalta della cronaca da varie parte d’Italia: dal padovano alla Sardegna, infatti, sono stati molti i galli multati per i loro eccessi canori, o i pollai denunciati per i loro effluvi non proprio profumati. Ma in quali situazioni la multa al gallo che canta è lecita e in quali altre invece non lo è? Andiamo a cercare di capire meglio le varie situazioni.

La multa al gallo che canta non è sempre dovuta. Occorre che rechi un oggettivo disturbo.

Legislazione di base

Innanzitutto, dobbiamo essere sicuri che il nostro pollaio sia a norma. Per un pollaio destinato all’autoconsumo (da 1 a 250 avicoli) esiste l’obbligo della registrazione presso la USL di competenza al fine di ottenere il così detto codice stalla, come da Decreto Legislativo del 16 Marzo 2006, n° 158, Art. 14, comma 1. Ma prima ancora di compiere tale operazione dovremo consultare i Regolamenti Comunali, nella fattispecie i vari Regolamenti di igiene e sanità pubblica e i Regolamenti edilizi. Tali Regolamenti includono le indicazioni relative all’allevamento degli animali da cortile sul territorio comunale e le disposizioni sulla costruzione di pollai, stalle o altri edifici deputati ad ospitarli.

Nel caso del Lodigiano, la multa è stata erogata proprio perché è venuto ad essere violato il regolamento di polizia urbana riguardante la distanza del pollaio dalle abitazioni e il disturbo arecato dagli animali nelle ore notturne.

I regolamenti comunali non sono tutti uguali, ma in generale di norma dettano specifiche distanza da tenere tra allevamenti ed edifici, o limitano la possibilità di detenere animali da cortile nei centri urbani. Quindi, la prima cosa da fare è proprio essere sicuri che il nostro piccolo allevamento sia totalmente in regola sia secondo la normativa comunale sia con quella nazionale.

Inquinamento acustico

Una volta appurato questo, se il vicinato si lamenta per il rumore dei nostri animali come procedere? La multa al gallo che canta è evitabile? Occorre considerare l’articolo 844 del Codice Civile e la Legge Quadro 477/95 sull’Inquinamento acustico, che definisce quest’ultimo come:

l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo e nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi dei beni materiali, dei monumenti, dell’ambiente abitativo o dell’ambiente esterno o tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi.

Il canto di galli, pavoni e tacchini può essere considerato inquinamento acustico? Certo, ma per stabilirlo va tenuto conto della legge della normale tollerabilità, che media tra le esigenze di riposo del vicinato e il diritto di tenere in piena legalità i propri animali, specie di affezione. La normale tollerabilità è influenzata da molti fattori, che dovranno essere di volta in volta esaminati al fine di contestualizzare esattamente la situazione. In particolar modo, oltre alla situazione logistica dell’allevamento, alle conseguenze sulle persone, alla zona interessata, viene valutata attentamente l’entità delle emissioni: deve infatti esservi un OGGETTIVO disturbo, non una percezione SOGGETTIVA. Nello specifico, è considerato TOLLERABILE un rumore che faccia registrare una differenza di non più di 3 decibel tra il rumore di fondo normale (calcolato senza la fonte presunta di inquinamento acustico) e il rumore complessivo (ovverosia comprensivo anche della fonte di inquinamento acustico in questione).

Anche i maschi di tacchino possono essere causa di rumori molesti.

Se di giorno, con il traffico e le atività umane che influenzano pesantemente il rumore di fondo, il valore dei 3 decibel può esser difficile da superare, di notte (ore 22.00-06.00) tale limite può essere infranto molto più facilmente.

Quali possono essere le conseguenze penali? Dipende da quante persone vengono disturbate dal canto dell’animale. Se viene disturbato un numero indeterminato di persone (es. tutto il condominio, tutto il circondario) si è in presenza del reato di disturbo alla quiete pubblica, come previsto dall’Articolo 659 del Codice Penale, e la multa al gallo che canta troppo potrebbe non essere la nostra unica preoccupazione. Se invece la molestia acustica è sofferta da solo una o due famiglie si ricade in un illecito civile, e la parte lesa dovrà ricorrere al tribunale per chiedere che venga emesso un ordine che intimi di far cessare il comportamento vietato. La misurazione dell’effettivo innalzamento del livello di decibel dovuto alla fonte di inquinamento acustico è fondamentalmente affidata a un organismo competente, come ad esempio l’ARPA regionale.

Gli avicoli allevati al pascolo se correttamente gestiti difficilmente causeranno cattivi odori.

Immissioni odorose

Abbiamo accennato che l’allevamento degli animali da cortile può provocare anche un’altra tipologia di disturbo per il vicinato: le immissioni odorose. Queste ricadono nel caso del “getto pericoloso di cose” come previsto dall’Articolo 674 del Codice Penale, assieme a emissioni di vapori, fumi o altro in grado di imbrattare o molestare le altrui persone. In un pollaio ben gestito e normalmente pulito tale problema è difficilmente riscontrabile, ma se vengono trascurate le norme igieniche di base e/o se il pollaio non rispetta le minime distanze dai confini gli “eflluvi” non propriamente profumati dei nostri avicoli potrebbero risultare non solo sgradevoli ma anche potenzialmente lesivi dell’altrui salute.

Quindi, come abbiamo visto, occorrono dei criteri oggettivi affinché possa essere comminata una multa al gallo che canta, al tacchino o al pavone. Certo è che il buonsenso vorrebbe che si riuscissero a sanare tali situazioni di incomprensione prima di arrivare alle vie legali. Sarebbe quindi il caso di cercare di comunicare il meglio possibile con i nostri vicini, cercando di mediare e di trovare un compromesso tra le loro e le nostre esigenze, per il bene di tutti (animali compresi).

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