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L'età dei riproduttori: come influisce sull'allevamento?

L’età dei riproduttori: quanto conta in un allevamento di avicoli?

L’età dei riproduttori è un fattore estremamente importante nella scelta della conduzione del proprio allevamento. La settimana scorsa abbiamo visto insieme quanto vive una gallina, vediamo invece oggi quanto l’età influisca sulla capacità di un avicolo di essere un buon riproduttore.

L'età dei riproduttori influisce sulla nascita di pulcini sani e robustiA livello produttivo, come dicevamo nel nostro precedente articolo su quanto vive una gallina, sappiamo che nel primo anno di fetazione le galline raggiungono una quantità di uova deposte superiore a quella degli anni successivi: in parole povere, anno dopo anno le galline deporranno sempre meno uova. Queste però saranno in genere più grandi. E da uova più grandi nasceranno pulcini più grandi e forti, che mostreranno meno problemi nelle prime cruciali settimane di vita. L’età dei riproduttori quindi ha un effetto diretto in questo caso sulla nuova generazione.

Per i galli il discorso è leggermente diverso. Un gallo raggiunge il massimo della fertilità nei primi due anni di vita, poi questa viene a scemare ma si mantiene comunque abbastanza alta, per lo meno nelle razze leggere. Polli di razze pesanti infatti possono avere un brusco calo della fertilità dopo tre o quattro anni di vita.

Come scegliere quindi i nostri riproduttori? Il nostro consiglio è quello  di far riprodurre:

  • galline di età compresa tra 2 e 4 anni;
  • galli di 2 o 3 anni.

Quali vantaggi può portare un simile sistema di riproduzione? vediamoli insieme:

  1. Un numero ancora elevato di uova, più grosse di quelle deposte dalle galline alla prima fetazione.
  2. Galli ancora vitali, attivi e fertili, con una percentuale minima di uova chiare.
  3. Pulcini più grandi e robusti.
  4. A due anni di età, la livrea degli animali è perfettamente completata ed è facile identificare eventuali difetti di colorazione.
  5. A due anni di vita gli animali hanno già di solito mostrato eventuali debolezze o sensibilità a clima e malattie. Riproducendo animali di una certa età, scelti tra quelli che hanno mostrato migliore salute, essi trasmetteranno tali doti alla prole.
  6. Nelle razze grandi, a due anni i soggetti hanno completato del tutto lo sviluppo corporeo e hanno evidenziato eventuali pregi o difetti strutturali che all’inizio della carriera come riproduttori potevano non essere visibili.
L'età dei riproduttori è importante: animali di oltre un anno trasmettono vigore e longevità alla prole.
L’età dei riproduttori è importante: animali di oltre un anno trasmettono vigore e longevità alla prole.

Ma considerando l’età dei riproduttori, vale la pena comunque far accoppiarei soggetti più promettenti già nel loro primo anno? Si, perché osservando la loro prole potremo capire comunque in che modo essi sono in grado di trasmettere i caratteri principali della razza cui appartengono ed evidenzieremo eventuali difetti o tare genetiche presenti ma latenti nei genitori. Per questo tra l’altro in molti sistemi di gestione della consanguineità, come ad esempio il Rolling Mating e lo Spiral Mating che vi abbiamo presentato nelle scorse settimane, si includono ogni anno nel novero dei riproduttori un certo numero di soggetti novelli e un certo numero di soggetti più anziani.

Chiaramente un simile modo di procedere considerando attentamente l’età dei riproduttori può apparentemente rivelarsi più lento e meno remunerativo a livello numerico: ma il tasso di mortalità dei nuovi nati risulterà minore e così, sul lungo periodo, anche la quantità di animali che presentano difetti evidenti. Insomma, vale la pena non far sentire troppo presto galli e galline dei “vecchietti” eliminandoli dai riproduttori!

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Allevatore o selezionatore? – Da Oryctes Blog

Post di Kanatli Bahçe Mahmut Aldirmaz sull’argomento

 

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